martedì 15 ottobre 2013

ISF 014 - stonehenge

Data astrale, martedì  15 ottobre (oggi la faccio coincidere...)
Oggi vi racconto una storiella breve, un racconto zen da pianura padana estratto da un mio libro... che prima o poi uscirà. :)

Clicca qui, se vuoi, e leggi il raccontino zen 'Stonehenge' 

Cammino scalzo in mezzo all’erba come un kamikaze. Ho soprannominato casa mia Stonehenge perché non ho mai visto tante pietre e sassi in una volta sola. Non ho ancora completato la ‘bonifica’ e credo non la completerò mai.
Ho un’età di quelle che lasciano sempre carichi di problematiche, troppo vecchio per essere considerato ancora creativo o affidabile, troppo giovane per essere considerato saggio o credibile. Fortunatamente non me ne frega molto di essere preso in considerazione, sarei abbastanza soddisfatto se chi è costretto a incrociarmi non per scelta decidesse per la soluzione del tentare perlomeno di evitarmi.
Il sole, basso a sfiorare l’orizzonte, sembra una palla da bowling adagiata nella sua corsia con un lancio lentissimo che non arriva mai ai birilli, e riesce a colorare i vetri delle portiere della macchina parcheggiata in cortile e a disegnarci sopra qualcosa che ricorda la bandiera del Giappone, soltanto con toni un po’ più sporchi. Il cielo è trasparente come non lo si incontra spesso, talmente lindo e sgombro che pensi potresti volargli dentro.
Ho un’età che pone la mia generazione in una tratta di passaggio, con l’abitudine a salutare, chiedere sempre ‘per favore’ e alla fine ringraziare. Ho un’età a cui hanno insegnato a rispettare gli anziani e a sorridere ai bambini, a dare senza l’obbligo del ricevere in cambio, a mantenere una generale e discreta formale educazione con chiunque, a priori. Ho un’età cui hanno mostrato che è meglio farsi scrupolo di non emettere giudizi prima di conoscere i fatti, meglio ancora non emettere giudizi evitando il rischio di parlare a vanvera, in ogni caso di relazionarsi positivamente propensi.
Il cielo continua a esprimere la sua poesia. Mi accendo una Lucky Strike, un gesto che ha il suo senso intimo. Lo faccio con lo Zippo marchiato Harley Davidson in rilievo.
Ogni essere vivente con due gambe che tendono gravitazionalmente verso il centro della terra e una testa sulle spalle, può riuscire a trasformarsi in un atollo oceanico e proseguire ugualmente, oppure proseguire ugualmente ma portandosi in sottofondo un qualcosa di indefinibile che continua a rintoccare come una campana stonata.

Il destino non è una prigione, la mente sì.

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