giovedì 21 novembre 2013

ISF 032 - snake

Data astrale. Un giorno strano... il cielo è di un tono 'metallico' quasi riflettente.
Continuo a scrivere a tempo molto perso, balzando qua e là tra idee malmesse, robette da revisionare ed 'eterni incompiuti'. Lo so, non è un gran metodo ma la vita è fatta di periodi balzani, quindi non resta che accettarli e adattare il 'possibile' al 'possibile'.
Il racconto del 'FRATE...' ha fatto un passo avanti, ecco dove sono arrivato.
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Aromi tiepidi di fresca umidità portati da brezze silenti. Un tuono in lontananza, ineluttabile nel suo riverberare distante di false minacce annunciate. Non lì, né adesso né mai. Nessuna tempesta in arrivo preavvisata di un carico di nubi nere a grigie a rincorrersi in cielo in un'insensata competizione, nulla. Troppo distante. Era su Akron, non più sulla Terra, e qui, anche le tempeste erano pigre, fatiscenti, solo ipotesi di furore naturale.
Miroch avanzava in un incedere lento, forzatura da adattabilità in scarsità di ossigeno, tipica del pianeta nei tardi pomeriggi estivi con il sole incendiato a sbiadire nel pallido rosso minio della sera,
e nelle zone d'altura, sempre, oltre i mille Par. Solo con l'abitudine aveva imparato a evitare i fragorosi mal di testa di una corsa 'non dovuta' e l'inalazione eccessiva di freon a causa di una respirazione troppo rapida. Veleno puro, che la circolazione sanguigna faticava a smaltire.
Crosta gli trotterellava a fianco, mezzo metro di canide autoctono dal pelo folto e scuro come una notte senza lune.
Guardandosi attorno faticava a ricordare luoghi con paesaggi diversi, ma rievocava i motivi, spesso come incubi, che l'avevano condotto fino al confine ultimo dell'universo: una fuga per la sopravvivenza, una fuga da se stesso. Un mercenario con rimorsi di coscienza poteva solo crearsi nemici, e tra i più pericolosi. Akron era un luogo solitario, remoto, selvaggio e incontaminato. Lui era probabilmente l'unico 'alieno' tra i radi nuclei di popolazioni indigene e atecnologiche: Ah'Pao, l'Ospite, com'era conosciuto nella tribù vicinale degli Oh'Nai, i 'Figli della Montagna'.
La rara fauna stava già dormendo e la strana quiete che completava l'insieme gli andava creando un notevole senso di insofferenza paranoica. Quando Crosta iniziò a ringhiare con la cresta iliaca fremente innalzata in tutta la sua lunghezza, portò la mano al teser, istinto d'altri tempi e luoghi. Si sfiorò le labbra repentinamente inaridite corrugando la fronte e prese a scrutare tutt'attorno, cercando di insinuarsi nelle particolarità di sfumature della bassa e rada boscaglia con relative penombre rossastre.
Tutto era muto. Il suolo antistante era scoperto ed esplorabile con uno sguardo, niente poteva nascondersi. Uno schiamazzo alle sue spalle a pochi passi lo convinse per un attimo del contrario. Prese a voltarsi con il teser spianato e annunciò: - Non fare un altro p...!
La testa romboidale di un gigantesco rocker si stava alzando lentamente dal terreno mentre le spire si avvolgevano nella classica raccolta pre-balzo. - Merken! - esclamò - Scura e puzzolente! - Il serpente delle rocce era un fuori misura veramente impressionante, lungo almeno una dozzina di metri e spesso un braccio robusto. In cinque cicli di permanenza su Akron il più grosso in cui si era imbattuto era lungo nemmeno la metà.
Crosta divenne furioso e prese ad avanzare a piccoli e nervosi spostamenti zigzaganti verso il rocker, che lo aveva preso in vista e accompagnava a specchio nei movimenti con minimali scatti della testa a destra e sinistra. - Fermo! Crosta... - gli intimò in tono autoritario. Stava per allungare una mano ad afferrarlo, ma ricordò che non era un cane terrestre e desistette. “Mai accarezzare contropelo un woler” rammentò il detto Oh'Croni mentre il suo amico quattrozampe si accucciava continuando a ringhiare di bassi impetuosi.
- Buono Crosta! Buono... ci penso io. - Il woler non aveva possibilità contro un rocker, troppo rapido anche per lui. Prese un respiro e iniziò a strisciare un piede dietro l'altro, obbligandosi alla lentezza e ai minimi movimenti del corpo. - Fermo Crosta. Fermo... vieni con me... piano! Piano... - lo ripropose di continuo come un mantra, tra un fiato rapido e l'altro, sperando che lo ascoltasse.
Il serpente delle rocce continuava a raccogliersi in spire, lo faceva non solo in attacco ma anche normalmente per muoversi: con un balzo primario i rockers arrivavano a venti metri, a cui seguivano un'altra mezza dozzina abbondante di rimbalzi più brevi per raggiungere distanze globali consistenti. “Chissà questo” pensò. Se non mandavano segnali aggressivi magari avrebbe saltato per la sua strada, era comunque meglio arrivare a essere abbastanza distanti per rispondere di teser a un attacco, sperando di riuscire a percepirlo in anticipo.
- Vieni Crosta. Piano... - continuò a ripetere, tempo indefinito, arretrando passo passo.
Sentì linee di sudore scendergli per la schiena, la tensione furente. Qualche secondo e un suono percorse l’aria. Dapprima indistinto, poi meravigliosa melodia in crescendo a saturare l'insieme. “Ah'Mohn-Ri... cacciatori del vento.”
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Detto ciò, è lampante che mi sto addentrando per vie complesse, forse troppo, per quello che doveva essere una cosina breve. Ma è divertente. :)

Alla prox, miei cari internauti. 

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